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La rivalutazione della tazzina

Uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine smentisce l'erronea credenza che il caffè aumenti il rischio di decesso

Negli ultimi anni studi scientifici stanno confutando il parere diffuso che il caffè faccia male alla salute, provando anzi numerosi effetti protettivi.
Secondo lo studio “Association of Coffee Drinking with Total and Cause-Specific Mortality”, pubblicato sul New England Journal of Medicine, bere molto caffè non aumenta il rischio di decesso in generale. Registrando le cause di morte di un campione di uomini e donne, tra i 50 e i 71 anni, già studiati per un periodo di tempo che variava da 1 a 14 anni, è risultato che, nei soggetti sani, all’aumentare del consumo di caffè diminuiva la mortalità totale. In particolare negli uomini la mortalità diminuiva dell’1% in chi beveva meno di 1 tazza di caffè al giorno, del 6% in chi ne beveva 1 e del 10% in chi beveva 2 o più tazze al giorno.
Gli esperti ribadiscono che una persona sana non deve aumentare a dismisura il consumo di caffè per continuare a stare bene in salute, ma certamente un consumo moderato di 3-4 tazze di caffè al giorno rientra in un corretto stile di vita. Dosi considerate eccessive, oltre 8 tazzine, possono invece provocare stati d'ansia ed aritmie.
In una tazzina di caffè espresso del bar vi sono 40 milligrammi di caffeina, 80 in quello fatto in casa con la moka e 120 in quello americano. Ma la tazzina contiene anche oltre 900 sostanze tra cui: potassio, calcio, magnesio, fosfati, solfati, vitamine e polifenoli.